| 28.01.2001
Winsurfing Club Magazine Campionato del mondo FORMULA WINDSURFING
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A parlare della nuova Formula Windsurfing sono i numeri più dei fatti: 149 Atleti, in rappresentanza di 39 nazioni, 149 tavole e 447 rigs stazzati, circa 500 pinne, 15 giornalisti accreditati, 6 sponsor ufficiali, 8000 lattine di Red Bull stappate durante la manifestazione, 25 persone d’assistenza, 4 gommoni d’altura, 4 motoscafi per il soccorso, 2 imbarcazioni per il comitato, 32 batterie disputate per un totale di 11 prove valide, 21 proteste discusse nell’arco dei 9 giorni di gara, 6 giudici internazionali, 2 osservatori ISAF (Federazione Internazionale della Vela), 4 cene offerte dall’organizzazione per 200 persone ciascuna, 18 trofei consegnati nelle mani dei vincitori, 50.000 il costo di una camera doppia d’albergo durante la gara.
Si presenta con queste cifre il primo Campionato del Mondo della neonata classe Formula Windsurfing, e con tali numeri è facile capire che sia stato un pieno successo su tutti i fronti. Basti pensare che alle olimpiadi le nazioni presenti erano 38, una in meno! Effettivamente la nuova classe ha saputo attirare su di se l’attenzione, non solo dei media e degli sponsor, ma addirittura dell’ISAF, l’associazione internazionale della vela, quella che, per intenderci decide con quali mezzi si disputano le olimpiadi, tanto da mandare ben due osservatori sul campo di regata per avere una dettagliata relazione, e si vocifera che a marzo ci potrebbe essere una riunione del comitato olimpico internazionale per rimettere in discussione il vecchio One Design Mistral come tavola olimpica. Ma partiamo dall’inizio: dopo il bel campionato italiano svoltosi a Cagliari, gli italiani qualificati per il mondiale erano i primi otto, ma visto che il numero massimo di partecipanti al mondiale è di 160, questo fa sì che sì ci siano altri sei posti per i nostri alfieri, e così in aeroporto a Bangkok si ritrovano: Rosati, Begalli, Cottafavi, Natale, Covre, Masserini, Munzlinger, Amarotto, Giorgi, Franchini, Treggiari, la new entry Capozzo, Marchegger, l’inossidabile Locher e infine per le donne Simona Ferrari, il tutto condito da accompagnatori vari
La Thailandia si presenta sicuramente bene agli occhi del turista comune: sole tutto l’anno, mare abbastanza pulito, anche se torbido in alcune zone, cucina locale con dell’ottimo pesce, palme verdissime dappertutto, fino ai bordi delle spiagge dalla sabbia bianca e fine. Oltre a questo c’è da aggiungere che la Thailandia non è affatto costosa anzi molto conveniente per gli occidentali.
Particolarità della Thailandia e in particolare di Pattaya sono i quartieri a luci rosse, un po’ come ad Amsterdam. Per chi ha voglia di divertirsi in quel modo, l’offerta è molto vasta e per tutti i gusti e camminando per strada viene veramente da ridere; purtroppo si sorride un po’ meno quando si vedono dei depravati occidentali che cercano di adescare, e spesso ci riescono, dei bambini; ma tant’è. Ad ogni modo la cosa non interessa agli atleti giunti fin qua esclusivamente per fare sport.
.La manifestazione inizia ufficialmente il tre dicembre con una sontuosa cerimonia d’apertura, giacché i primi due giorni sono serviti per la registrazione e per la stazza dei materiali. Leggendo la lista degli iscritti ci si rende conto subito che sarà un campionato molto interessante: il campione del mondo funboard in carica, il polacco Brzozovski, l’oro olimpico del ’84, l’olandese S. Van Der Berg, niente po’ po’ di meno che l’americano Kevin Pritchard fresco vincitore della Word Cup dopo 12 anni di dominio Dunkerbek, poi altri professionisti del calibro degli australiani McGain e Allen, lo spagnolo campione europeo FW Bellini, dalle Isole Vergini Finnian Maynard, mentre per le donne la svizzera Karin Jaggy, la spagnola Daida Ruano Moreno e la polacca Staszewska.
Mai c’è stata una gara con un livello così alto nel windsurf!.
Per l’alto numero di presenti, il presidente del Comitato Organizzatore, decide di dividere il gruppo in due batterie, estratte a sorte. Ogni due prove i componenti delle heats saranno rimescolati, in modo da fare incontrare nella stessa heat, tutti almeno una volta. Questo per le prime sei prove che serviranno come qualificazione per la Gold e la Silver List, ovvero le due definitive batterie dove correranno da una parte i primi 65 dell’overall, e dall’altra i rimanenti. Le donne invece gareggeranno tutte insieme. Sono proprio le donne che aprono i combattimenti nelle prime due prove della giornata con 10/13 nodi e un po’ di cioppo: il duello per la prima posizione è fra la Jaggy e la Staszewska, col predominio dell’ultima. Tra gli uomini è subito lotta aperta; nella prima batteria tra i professional MC Gain, primo, e Pritchard, secondo, e l’inglese esperto in tavole di serie Lever, terzo. Buono l’avvio di Rosati che, con un 8° e un 5°, è 7° alla fine della giornata. Nell’altra batteria parte in quarta Brzozowski. Con un primo e un terzo, comanda l’overall seguito da Bellini, terzo il danese Jensen. Tra i nostri alfieri si salvano Cucchi, 9° e 10°, Begalli, 13° e 24°, e Franchini,due 24°, gli altri italiani pascolano nelle zone basse della classifica.
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Nel secondo giorno ci facciamo subito riconoscere con una classica figura da italiani: il giudice Peter England chiede se qualcuno può tradurre dall’inglese all’italiano visto che forse noi non sappiamo come comportarci in gara. Il problema è che Vito Capozzo, ritiratosi in una prova del giorno prima, mentre andava via, ha tagliato la linea d’arrivo e così si ritrova un 5° in classifica generale, e dal momento che non hanno preso i passaggi in boa non è squalificabile salvo una sua esplicita ammissione di ritiro dalla prova in questione. McGain e Maynard sono furibondi per la cosa e non assalgono il povero Vito solo perché il cognome ha un suono molto siciliano, ma non esitano a darci dei mafiosi davanti a tutti. Chiarito l’equivoco, si riparte con altre due prove. In acqua c’è un po’ di tutto: tronchi di bambù, buste di plastica e altri oggetti che fanno fare a tutti delle catapulte molto dannose per uomini e cose ma molto spettacolari a vedersi. Così più che una regata sembra di assistere ad una gara di sopravvivenza. Alla fine delle heats di qualificazione in cima alla lista c’è Brzozowski, poi Lever, terzo il vecchietto McGain. Gli italiani qualificati nella Gold List sono Rosati, 9°, Cucchi, 15°, Begalli, 40°, Franchini, 43°, Marchegger, 50°, Natale, 59°. Tutti gli altri sono stati meno bravi e sono nella Silver list. Da adesso in poi niente più rimescolamenti, il vincitore della Gold sarà il campione del mondo Formula Windsurfing, mentre la Silver servirà solo a determinare la classifica dalla 65° posizione in poi.
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Negli altri due giorni di gara vengono corse altre cinque prove, dominate quasi tutte da Brzozowski che bissa così il successo di luglio al campionato mondiale funboard di Paros, e si laurea campione mondiale Formula Windsurfing. Secondo, l’atleta di più grand’esperienza fra i presenti, l’australiano Phil McGain. Terzo il bravissimo danese Brian Regild, vecchia conoscenza nelle tavole di serie. Solo 15° il campione del mondo professionisti Kevin Pritchard, battuto anche dal nostro bravo Rosati che ha finito 12° assoluto! Il migliore degli italiani. Dopo di lui Cucchi 19°, poi i bravi Begalli; 39°, e Franchini, 42°. A seguire nella classifica della gold troviamo Marchegger e Natale, poi nella Silver Amarotto, Covre, Locher, Masserini, Treggiari, Munzilinger, Cottafavi e Capozzo.
Il punto tecnico.
Le Tavole.
Innanzi tutto c’è da sottolineare che ben il 76% degli iscritti utilizzava STARBOARD e di questi la stragrande maggioranza aveva il Formula 175, utilizzata dai primi otto in classifica. Le tavole si stanno ulteriormente allargando e tutte le case a Pattyà hanno presentato modelli nuovi, con larghezza intorno a 90cm, ma bisogna dire che tutte sembravano un po’ al disotto del Formula 175; non male l’FV.1 BIC che tutti attendevano, considerato il successo in Word Cup con Pritchard (in coppa del mondo usano però tavole custom, che neanche assomigliano alle tavole di serie), ma che ha portato Jimmy Diaz al 9° posto. Sullo stesso livello è apparso il Falcon 90 FANATIC, anche se esteticamente è troppo “tedesco”; con poco volume (135 litri) e forse un po' stretto (85 cm) per competere con vento leggero il nuovo F2 T-Rex, ma sicuramente tra i migliori sopra i 12/13 nodi.
Rimandato il DROPS FL 13 di Andrea Cucchi, giunto solo 19° pur avendo le capacità per competere con i migliori; pare infatti che la sua tavola fosse lenta a causa dello stampo di costruzione risultato difettoso che ne ha compromesso le linee d’acqua. Purtroppo assenti le altre case come RRD, Mistral e AHD ma pare che siano tutte pronte con nuovi modelli per la FW.
Le Vele.
Hanno vinto le Neil Pryde, però Brzozowski ha usato l’RX2 anziché la nuova serie Rs 1, che pure molti atleti presenti avevano; pare che le nuove vadano bene con vento sostenuto e un po’ meno con aria leggera. L’outline non è dei più accattivanti e assomiglia molto a quello delle Art dell’anno scorso, non per niente il velaio è lo stesso che faceva le vele tedesche. Al 2°, 3°, 4° e 5° posto le bellissime GAASTRA Nitro 2, che avevano tutto il team al gran completo, il velaio compreso, presente sul campo di regata e che dispensava consigli sul trimmaggio a tutti. Le vele di Barry Spainer, sono sembrate veloci in tutte le andature e con tutti i venti, belle e robuste; forse più adatte a surfer pesanti che a quelli leggeri, per via del boma abbastanza lungo. Dietro i due grandi marchi la piacevole sorpresa italiana YES, che si è presentata in forze, ben 6 atleti, e con la nuova linea Racing migliorata nelle rifiniture e con un nuovo taglio a ferzi orizzontali come impongono le grandi misure moderne. Le vele hanno destato l’interesse di molti atleti top presenti. Si sono viste anche le nuove ARROWS, più leggere e con una stecca in meno, ma il ritiro di Landman dalla gara le rimanda ad altra competizione per una veritiera valutazione. Esteticamente molto belle le nuove Simmer, che non sono state mai viste però nelle prime posizioni, anche probabilmente perché non erano presenti gli atleti top del marchio hawaiano. Nessun parere possiamo esprimere sulle poche Tushingam presenti e purtroppo nessuno aveva le nuove North Sail.
Le Pinne e gli accessori.
Orgoglio italiano è il settore degli accessori e delle pinne: le pinne del campione del mondo sono DEBOICHET e la stragrande maggioranza degli atleti ha usato le pinne del noto artigiano italiano, unica eccezione fra i top ten, Phil McGain che usava le CURTIS, ma più per necessità che per convinzione, visto che era disposto ad acquistare una 70 usata Deboichet per 250 dollari!
Molto ammirati i boma in carbonio Neil Pryde che presentano delle rifiniture assai lussuose quale un grip particolare sul boma e un nuovo terminale con carrucole incorporate. Altro marchio italiano molto apprezzato è stato TECNOLIMITS, i nuovi boma in carbonio sono sembrati molto leggeri e robusti, oltre che ben rifiniti. Nel settore degli alberi c’è da sottolineare i nuovi alberi YES Racing con 100% di carbonio, alla pari se non superiori ai Neil Pryde e ai Fibespar Reflex 6000
Sulla cresta dell’onda:
Phil McGain: disponibile con tutti, dispensa consigli e si mette a trimmare le vele del suo sponsor anche all’ultimo arrivato, si impegna nella nuova classe e, ciliegina finale, fa una gara magistrale; voto 10 per l’umiltà.
Helgo Lass e Peter Munzilinger patroni della YES : credono nella FW e si presentano a Pattaya per capire l’evoluzione della Formula e per confrontarsi con le grandi case. Voto 9 per la mentalità vincente. Gigolino Rosati: non sbaglia quasi niente, usa i materiali giusti, sempre concentrato senza concedersi stravizi serali, si comporta come un vero atleta ed è premiato da un bel risultato; voto 8 alla professionalità. Andrea BlueCucchi: con dei materiali non al top riesce a sopravvivere tra i top 20, cosa non facile in una gara con un livello così alto. Voto 7 alla determinazione. Luiss Marchegger: partecipa con impegno alla gold list dando sfogo in acqua al suo agonismo, fa pubbliche relazioni come importatore italiano Gaastra/F2 e la sera fa il turista godendosi la cultura locale. Voto 7 perché unisce meglio di chiunque altro l’utile al dilettevole.
Wipe Out:
Cico Natale: si presenta con la tavola e la vela più piccole in assoluto, per avere quei materiali vende cara la pelle ma si dimentica che è ad un mondiale. Voto 6 per le sue potenzialità.
Apollo Agonia Cottafavi: si scatena esageratamente la notte mostrando a tutte gli occhi della tigre e non solo quello, ma il suo rendimento in gara ne risente eccessivamente. Voto 10 all’intraprendenza, 3 per l’agonismo, media 6.5. Vito Capozzo: pur non avendo mai partecipato ad una competizione nazionale si presenta al mondiale facendo fare per inesperienza una brutta figura a tutto il team italiano. Voto 6 per l’entusiasmo, e 2 alla presunzione, media 4. Giorgi, Covre, Amarotto: non si qualificano per la gold list, e partecipano, neanche tanto bene, alla batteria dei perdenti, perdendola! Hanno molte cose da rivedere prima delle gare nazionali.Voto 5 d’incoraggiamento, 2 per il risultato, media 3,5.
Nasce la nuova associazione internazionale IWA International Windsurfing Association.
Abbiamo fatto le seguenti domande ad alcuni atleti eccellenti: 1.Che cosa pensi della FW, in particolare riguardo ai materiali? 2.Quale direzione pensi prenderà la FW: professionismo od olimpiadi? 3.La nuova associazione IWA (International Windsurfing Association) raggrupperà tutele specialità del windsurf, pensi possano convivere gli interessi di professionisti, atleti amatoriali e d’appassionati del mondo delle regate in genere? 4.Qual è il limite che si raggiungerà nel windsurf, planeremo con 3 nodi con tavole larghe un metro e mezzo, vele da 15 mt., oppure siamo già vicini ai limiti fisici che la tecnologia moderna consente? 5.In quale ordine d’importanza metteresti materiali, tecnica, tattica, allenamento?
Wojtek Brozozowski, POL 10, campione mondiale Funboard e vincitore del campionato FW 2000.
1. La FW è un’idea economica ed intelligente di intendere il mondo del windsurf e delle regate più in generale, dà la possibilità a tutti di competere alla pari con gli stessi materiali, vince il più bravo e non c’è più nessuno più attrezzato degli altri. E’ tutto più divertente. 2. Credo che la FW sia il movimento più importante oggi nel windsurf, più della tavola olimpica, persino più importante del Pwa, questo perché è vicino alla gente che pratica il surf, si usano le stesse tavole, anche le case costruttrici hanno capito questo e oggi credono maggiormente in gare come queste che non nella coppa del mondo, che è vista come un mondo a sé, troppo distante dal surfista medio. Penso che in futuro tutte legare di racing, sia alle olimpiadi sia nei circuiti professionistici, si correranno come nella FW. 3. Finora c’è stata troppo confusione nel windsurf, spero che L’IWA prenda piede, che riesca a dare un’immagine unitaria de nostro mondo, perché in fondo chiunque prenda una qualsiasi tavola, da wave, da racing o un Mistral One Design, si diverte allo stesso modo, ama il vento, il mare e gli piace vivere questi elementi della natura. 4. I limiti sono ancora lontani e l’attrezzatura si evolverà ancora molto, ma penso che se anche si userà attrezzatura di dimensione più grande, sarà più facile da utilizzare rispetto alle attrezzature attuali. 5. 30% tattica, 30% tecnica, 30%attrezzatura, 10% allenamento, ma alla base di tutto ci deve essere una mentalità vincente e tanta determinazione.
Eduaardo Bellini, ESP 9, campione europeo FW 2000 ed ex atleta di Coppa del Mondo.
1. La FW è il futuro del racing perché dà la possibilità di competere alla pari, la Word Cup invece è solo una questione di soldi per comprarsi i materiali migliori. Forse è un modo di fare regate soprattutto con vento leggero, ma in ogni caso nel 90% dei posti dove si fa windsurf c’è vento leggero, e quindi la Formula rispecchia pienamente il nostro sport. 2. Il Mistral One Design è un delfino morto, non ha senso far disputare le olimpiadi con quella tavola, le gare di windsurf sono e saranno o di racing come la Fw oppure di wave. 3. Ci sono troppi titoli, per questo credo che l’IWA dando un unico titolo, farà molta chiarezza nell’ambiente, poi riunendo le forze delle varie classi, si potrà avere di più in termini di sponsor e risultati. 4. Si credo che aumenteranno le misure delle vele e delle tavole, ma non ci sarà uno sviluppo così veloce come in questi ultimi anni. La cosa è comunque positiva perché interesserà tutti e non solo quelli che avranno soldi e sponsor per comprarsi le tavole custom migliori come avveniva nella Word Cup, con le tavole di serie la cosa sarà più graduale e alla portata di tutti, e i prodotti delle case costruttrici tenderanno ad assomigliarsi tutti. 5. In ordine di importanza direi attrezzatura, tecnica, tattica e allenamento.
Kevin Pritchard, USA 3, campione del mondo 2000 del circuito professionistico PWA.
1. E’ la formula migliore per portare tanta gente alle regate, perché è accessibile a tutti. 2. Non credo che ci sia un futuro con le tavole di serie tra i professionisti, lo sviluppo dei materiali custom fa parte della Word Cup. Quest’anno ho battuto Biorn (Dunkerbek ndr) perché avevo dei materiali che erano almeno alla pari con i suoi, se non superiori. Per vincere bisogna avere dei materiali buoni, fa parte del gioco, anche se questo non piace a qualcuno.Per le tavole di serie penso più alle olimpiadi, se la FW diventasse disciplina olimpica mi piacerebbe sicuramente parteciparvi. 3. Credo sia giusto riunire tutte le associazioni e riunire le forze, e poi ci deve essere un solo campione di uno sport, nel windsurf oggi invece abbiamo il Campione PWA, il campione olimpico, quello IFCA, quello della FW, questo è sbagliato. 4. Il limite credo sia di 5 nodi, ma se lo sviluppo continua di questo passo non mi sorprenderei se tra due o tre anni planassimo anche con meno vento. 5. 75% attrezzatura, 10% tattica,10% tecnica, 5% allenamento.
Phil McGain Aus 6 secondo al mondiale FW.
1. Un buon modo di regatare e un’organizzazione diversa da quelle finora esistite nel funboard, non avevo mai fatto una regata funboard con 150 persone, sembra do essere tornato ai tempi del boom del Windsurfer/Ten Cate. 2. LA FW è una classe che dovrebbe arrivare a sostituire il One Design alle olimpiadi, ma anche così, è molto divertente e credo che ci sarà in futuro anche un circuito professionistico, vedo più entusiasmo qui che alle gare di racing del PWA. 3. Il limite sarà sempre di 5 nodi altrimenti bisognerà pompare come sul Mistral, i materiali diventeranno ancora un po’ più grandi e sarà un po’ più duro tenerli con vento forte. 4. Gli interessi sono molto diversi, penso sarà difficile farli convivere in una unica associazione, almeno per quello che riguarda il professionismo e amatori, però credo che per il resto sia giusto fare una nuova e unica classe, anzi le altre non hanno proprio ragione di esistere. 5. La cosa più importante è l’allenamento, poi la tecnica, dove però c’è da metterci anche la regolazione della attrezzatura, poi tattica e ultima viene l’attrezzatura.
James Lever, GBR 5, quarto ai campionati del mondo FW2000 e 4° al mondiale funbord nonché rappresentante degli atleti nel Comitato Direttivo IWA:
1. Economica, accessibile, aperta a tutti, divertente vincente.
2. La fw è la massima espressione del windsurf moderno, ed in questo momento è la soluzione giusta sia per le olimpiadi sia per il professionismo. 3.L’IWA sarà la soluzione per fare chiarezza nel windsurf, per unficare i titoli, per aver un solo organo competente che decide su quali cambiamenti fare per il futuro. 4. Credo che non si planerà con meno di 5/6 nodi ma le tavole e le vele diventeranno in ogni caso più grandi. 5. 50% tattica, 25% allenamento, 15% tecnica, 10% attrezzatura.
Karin Jaggy SUI 14, più volte vincitrice del PWA, e seconda al campionato Mondiale FW.
1. A differenza della Word Cup dove può gareggiare solo chi ha un budget di 30.000 dollari per i materiali qui possono regatare tutti, è utile soprattutto per chi inizia. Sulla FW si stanno sviluppando un nuovo genere di tavole da course valide in tutte le condizioni e questo è sicuramente un vantaggio, specialmente per la diffusione del racing. 2. La FW è un buon format per le competizioni nazionali, e andrebbe sicuramente bene alle olimpiadi, ma non credo ad una Word Cup di professionisti con questo genere di tavole, anche perché c’è anche il freestyle e il wave. 3. Credo che unire le classi in un’unica associazione sia la cosa migliore, perché adesso ci sono regole diverse per ogni tipo di gara che si va a fare, IFCA, IMCO, PWA e ora FW, e ognuno attribuisce il proprio titolo, questo genera confusione nei media e nella gente, ed è la cosa peggiore per uno sponsor. 4. E’ tempo di avere un solo regolamento e un solo campione. Sicuramente tavole più larghe e più leggere consentiranno di planare anche con 4 nodi ma fra qualche anno. 5. Per vincere mi preoccuperei d’avere innanzi tutto l’attrezzatura migliore in commercio, poi la tattica nel senso che non bisogna sbagliare in acqua soprattutto in partenza e nella scelta dei bordi, quindi l’allenamento perché se si è stanchi e le braccia non reggono puoi fare una sola prova e poi devi tornare a terra a riposare, e ultima la tecnica perché l’importante, per me, è non cadere durante una strambata anche se la vela magari la fai girare in ritardo.
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